IL FUTURO

Cosa intendiamo per “bellezza”
La bellezza affascina da sempre l’uomo, come dimostrano le testimonianze artistiche, che da sole, possono definire l’assoluta relatività dei suoi canoni, così influenzati dalla cultura, dal tempo, dalla disponibilità di cibo, dall’aspettativa di vita, dalla latitudine.
Qualsiasi definizione “assoluta” del concetto di bellezza ci sembra quindi facilmente criticabile: armonia di forme, evocazione di sentimenti positivi, trascendenza spirituale vanno necessariamente “filtrate” attraverso il relativismo umano: l’unica possibile definizione oggettiva è “teleologica” (qual è il fine biologico della bellezza).


La “bellezza attrattiva”
E’ evidente che la bellezza ha in sè valenze attrattive, e che il fondamento biologico dell’estetica è teleologicamente finalizzato alla continuità della vita. Dalla “attrattività” del bello nasce il ricorso sistematico ad immagini di bellezza anche nell’advertising commerciale, e non necessariamente solo per prodotti cosmetici: se il “bello” interagisce intimamente con i complessi meccanismi neurologici che sono alla base del comportamento, in questo caso la pulsione all’acquisto, appare evidente come l’identificazione di un messaggio pubblicitario con una promessa di bellezza raggiungibile (o conquistabile) rappresenti il fondamento psicologico della comunicazione commerciale.

Bellezza e Società: il pericolo di modelli non sani
Il “modello” di bellezza può influenzare profondamente i canoni stessi della sua percezione: basti pensare a come, in pochi decenni, siamo passati da “maggiorate fisiche”, espressione di una società che veniva dal dramma del secondo conflitto mondiale, a modelle anoressiche, antitesi estetica di una società sovralimentata.
Oggi, nelle società occidentali dove il sovrappeso è in qualche modo “ghettizzante”, il pericolo viene da modelli di magrezza estrema che possono spingere personalità deboli e facilmente influenzabili verso modelli di comportamento alimentare che snaturano il rapporto con il cibo, come accade nella anoressia nervosa.


La nostra missione
La bellezza “naturale” deve essere il punto di riferimento, e la relatività individuale deve tener conto dei limiti soggettivi di ogni possibile intervento: per questo riteniamo che sia giunto il momento di dare regole precise, anche di natura medica, all’utilizzo della bellezza nella comunicazione, perché bellezza, in sé, non è salute, ma la salute è condizione essenziale alla bellezza.

Prof. Antonino Di Pietro - Presidente ISPLAD